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"Il tempo ritrovato è di gran lunga più piacevole di quello perso" (Cit. di Giovanna Albi)

giovedì 22 agosto 2013

"La cucina arancione" di Lorenzo Spurio recensita da Giovanna Albi


La cucina arancione di Lorenzo Spurio
TraccePerLaMeta Edizioni,2013
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Recensione di Giovanna Albi

 

Entrare nella cucina arancione di Lorenzo Spurio significa tentare un viaggio ardimentoso e forte dentro gli abissi dei tanti IO che popolano la nostra vita interiore. Un viaggio coraggioso che mette a fuoco e fa vivere plasticamente personaggi con sdoppiamenti, nevrosi, sindromi maniacali, ossessioni, fobie, perversioni sessuali. Sembra di entrare in un mondo parallelo, ma a ben guardare stiamo rovistando  dentro di noi, perché il confine tra “sanità” e “follia” è davvero sottile e tutti, tutti indistintamente, possiamo cadere preda di qualche oscura patologia. Sicché, benché tutto sia il prodotto di una mente creativa e, oserei dire, geniale, come quella di Lorenzo, di disagio si tratta, di un disagio vero, che tutti abbiamo incontrato o potremmo incontrare; massimamente esposti sono i giovani oggi, alla deriva, senza certezze forti, senza ideali incrollabili, senza identità definite, esposti al mercato della bancarella delle emozioni o al nichilistico deserto emotivo.

Il disagio, quindi, è reale e io stessa mi sono riconosciuta in tante possibili disturbi, ossessioni, manie e non ho il pudore di negare che l’elemento erotico che si scatena in alcuni racconti ci riguarda tutti da vicino. Leggendo  il testo con l’attenzione che merita, mi sono dovuta trovare d’accordo con il Maestro S. Freud per cui l’uomo è e resta istinto, pulsione di vita o di morte, forza inconscia a noi apparentemente estranea per la quale si può dire che l’ “Io non è padrone nemmeno a casa sua, ma è in gran parte ES, cioè inconscio”.

In uno stile prepotentemente moderno e anti-accademico Lorenzo Spurio fa vivere drammaticamente i suoi personaggi che prendono forma e sostanza davanti i nostri occhi e a noi si rendono riconoscibili, perché di noi parte, e il narratore  dà loro robustezza come un profondo conoscitore e indagatore della psiche umana. Tutto quello che si agita nel libro, fino a condurre a passi da vertigine del pensiero, a sogni  d’incanto e terrore, magia e surreale, per quanto fantasioso, mi è parso assolutamente verosimile e non sto qui a chiedermi quanto di Lorenzo ci sia nell’opera perché prima dovrei chiedermi quanto  c’è di me.

I personaggi svevianamente e pirandellianamente si trovano improvvisamente coinvolti in situazioni paradossali, oniriche, ossessive, ma anche magiche, incantate, e il tutto prende una forma di alto pathos narrativo. Il titolo, che deriva da quello di un racconto, in cui il protagonista è convinto di avere davanti non una donna, ma la morte in persona, si concentra ossessivamente sulla bellezza del “culo” e scagli la prima pietra quel maschio che non è caduto più di una volta in un’ossessione siffatta, per cui il testo si muove con disinvoltura tra fantasia e realtà, “normalità e “disturbi di personalità”. Un tempo si parlava di “nevrosi” oggi di “ciclotimia” o “ bipolarismo”, ma il concetto non cambia: la psiche dell’uomo moderno è quanto mai sofferente, come si desume ampiamente dal secondo racconto in cui la vita del protagonista e della sua famiglia cambiano per via di una inquietante presenza onirica. Anche qui mi chiedo e  vi chiedo chi non è stato perseguitato almeno una volta nella vita da un fantasma della mente che magari ha cercato di sconfiggere con l’analisi, con gli psicofarmaci, con la psicoterapia comportamentale, con tutto quello che si vuole, senza riuscirci? Si pensa che ammazzando la persona inquietante muoia il fantasma, ma così non è, esso resiste al di là del tempo, nello spazio dell’onirico.

Il confine tra “normalità” e “patologia” è notoriamente una convenzione sociale, per questo abbiamo bisogno del genio di Lorenzo Spurio che penetra negli abissi dell’Essere, lo smonta, lo destruttura, fuori di ogni logica regola comportamentale, ma dando libero sfogo al suo mirabile estro artistico; mentre la lotta tra ragione ed istinto continua senza lena per tutto il libro, il lettore non stacca l’attenzione da quei 25 racconti ben strutturati, in una miscela felice di storie tutte diverse sospese tra reale e immaginario. Venticinque racconti che avranno molti più lettori dei manzoniani venticinque.

 

Giovanna Albi

-scrittrice-

 
Teramo, 20 Agosto 2013