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"Il tempo ritrovato è di gran lunga più piacevole di quello perso" (Cit. di Giovanna Albi)

domenica 22 dicembre 2013

Una Buona Stella di Francesco Giorgi - Lupo editore 2013


Il romanzo di Francesco de Giorgi Una buona stella è ambientato a Gallipoli, ma non aspettatevi un romanzo di celebrazione  delle bellezze del Salento, su di questo hanno già scritto in molti e bene, vi troverete davanti un testo sul dolore del vivere, senza nascondere nulla sulle contraddizioni di quella terra, così luminosa e frequentata d’estate, così triste e malinconica d’inverno.
 Eppure anche d’estate Gallipoli può essere irrespirabile per chi conduce una vita tapina, monotona e ripetitiva e impregnata di malessere.
Franco Quadriglia, il protagonista, è un semplice impiegato comunale: conduce un’esistenza ordinaria alla perenne ricerca di una sua stella, di quella situazione che possa cambiargli la vita e sottrarlo al “male di vivere”; la cerca anche la notte di San Lorenzo e si convince che c’è una chance anche per lui. Lui che è lo “scemo del villaggio”l’inetto, quello a cui manca qualche rotella, lui che deve aver subito qualche trauma da piccolo, lui al quale qualcosa di tragico è capitato certamente. Eppure ha una marcia in più, un modo disincantato e vero di vedere il mondo, sembra l’”inetto” sveviano che un giorno salirà sul monte più alto ad illuminare l’umanità con la sua percezione del mondo. Sembra uno svalvolato, ma il realtà ha capito come va il mondo: esattamente il contrario di come dovrebbe andare. Perché se le cose andassero per il verso giusto lui sarebbe sposato con Carmela, il sogno di una vita, e non esiterebbe Luigi Pardi, un idiota sposato proprio con quella donna che ama, i ragazzi non snifferebbero cocaina per trovare l’ebbrezza di un momento né si rifuggirebbero in rapporti occasionali. I panettieri farebbero le baguette e non sarebbero spacciatori di droga, e le fanciulle sarebbero consapevoli della loro femminilità e non si svenderebbero nei mercatini delle discoteche.
Una realtà amara ma vera, non dissimile da quella tratteggiata da U. Galimberti nel noto saggio L’Ospite inquietante. Il Nichilismo. In questo mercimonio del tutto, in questa bancarella delle emozioni, il vero ospite è appunto il Nichilismo che coinvolge i giovani e i meno giovani, che si fanno  tatuare per affermare una personalità che di fatto manca. Il tatuaggio è un tentativo di segnare il proprio corpo per far mostra di sé, mentre un vuoto inquietante attraversa l’essere umano. Allora il Salento non è la terra del sole, del mare, della pizzica,ma è un paese come tanti in Italia, né più né meno coinvolta dalla medesima crisi di valori. In questa realtà disarmante si muove Franco, ben consapevole di avere molti conoscenti, ma nessun amico,tranne Carmela, l’unica che si presenta compunta al funerale di sua madre, mentre gli altri sono estranei al suo dolore e sono lì solo per convenzione sociale.
Alla fine incontrerà la sua stella, che, per puro destino, proprio Stella si chiama,giovanissima e bellissima albanese sfuggita al racket della prostituzione. Ma anche qui le cose non vanno come dovrebbero, minacciate dalla malavita e tracollate per l’imprudente impulsività di Franco stesso.

Un romanzo vero, che ti lascia l’amaro in bocca, ma ti riconcilia col piacere della scrittura, scorrevole, asciutta, virile e coraggiosa, come di chi sa guardarsi dentro, allontanando dalla prosa come dalla vita gli orpelli retorici e puntando dritto al cuore del problema: l’Italia sta attraversando una crisi devastante a tutti i livelli, Gallipoli non è un’oasi felice, ma in questa crisi ci sta dentro fino al collo. Eppure resta la speranza…

Giovanna Albi